Buscofen 200 mg capsule molli

 6,50

Disponibile

Boehringer Ingelheim Italia S.p.A.
Buscofen è utilizzato per trattare dolori di varia origine e natura (dolori mestruali, mal di testa, mal di
denti, nevralgie, dolori osteoarticolari e muscolari).
Confezione da 12 capsule molli

4 disponibili

Codice: 029396037 Categoria:

Descrizione

Buscofen 200 mg capsule molli
Indicazioni terapeutiche

Dolori di varia origine e natura (dolori mestruali, mal di testa, mal di denti, nevralgie, dolori osteoarticolari e muscolari).

Composizione
1 capsula molle contiene: ibuprofene 200 mg
Eccipienti: Macrogol 600, potassio idrossido, acqua depurata, gelatina, sorbitolo liquido parzialmente deidratato.

Posologia e modo di somministrazione
Non somministrare ai bambini di età inferiore ai 12 anni.
Adulti e adolescenti oltre i 12 anni
1-2 capsule molli, due – tre volte al giorno, preferibilmente a stomaco pieno.
Non superare comunque la dose di 1200 mg (6 capsule molli) al giorno. Non superare le dosi consigliate.
Nel caso l’uso del medicinale sia necessario per più di 3 giorni negli adolescenti, o nel caso di peggioramento della sintomatologia deve essere consultato il medico.

Controindicazioni
– Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
– Soggetti con ipersensibilità all’acido acetilsalicilico o ad altri analgesici, antipiretici, antinfiammatori non steroidei (FANS), in particolare quando l’ipersensibilità è associata a poliposi nasale, angioedema e/o asma.
– Insufficienza epatica grave.
– Insufficienza renale grave (filtrazione glomerurale inferiore a 30 ml/min).
– Insufficienza cardiaca severa (IV classe NYHA).
– Soggetti affetti da discrasie ematiche di origine sconosciuta, da porfiria, da ipertensione, da grave insufficienza coronarica incontrollata.
– Ulcera peptica grave o in fase attiva.
– Storia di emorragia gastrointestinale o perforazione relativa a precedenti trattamenti attivi o storia di emorragia/ulcera peptica ricorrente (due o più episodi distinti di dimostrata ulcerazione o sanguinamento).
– Soggetti con condizioni cliniche che determinino un aumento della tendenza al sanguinamento.
– In concomitanza di interventi chirurgici (comprese le operazioni dentistiche).
– Soggetti che abbiano subito significative perdite di liquidi (per vomito, diarrea o scarsa ingestione di liquidi).
– Durante il terzo trimestre di gravidanza.
– Bambini al di sotto dei 12 anni.

Fertilità, gravidanza e allattamento
Gravidanza
L’inibizione della sintesi di prostaglandine può interessare negativamente la gravidanza e/o lo sviluppo embrio/fetale. Dati ottenuti da studi epidemiologici suggeriscono un aumento del rischio di aborto, di
malformazione cardiaca e gastroschisi dopo l’uso di un inibitore della sintesi delle prostaglandine durante il primo periodo di gravidanza. Il rischio assoluto di malformazioni cardiache aumentava da meno dell’1%, fino a circa l’1,5%. Si ritiene che il rischio aumenti con la dose e la durata della terapia. Negli animali, la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post-impianto e di mortalità embrione-fetale.
Inoltre, un aumento di incidenza di varie malformazioni, inclusa quella cardiovascolare, è stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine, durante il periodo
organogenetico.
Durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, l’ibuprofene non deve essere somministrato se non in casi strettamente necessari. Se usato da donne in procinto di concepimento o durante il primo e secondo
trimestre di gravidanza, la dose e la durata del trattamento devono essere rispettivamente la più bassa e la più breve possibile.
Durante il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi di prostaglandine possono esporre il feto a:
– tossicità cardiopolmonare (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare);
– disfunzione renale, che può progredire in insufficienza renale con oligoidroamnios;
la madre e il neonato, alla fine della gravidanza, a:
– possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, ed effetto antiaggregante che può verificarsi anche a dosi molto basse;
– inibizione delle contrazioni uterine risultante in travaglio ritardato o prolungato.
Conseguentemente, l’ibuprofene è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza.
Allattamento
Nei pochi studi ad oggi disponibili, i FANS possono ritrovarsi nel latte materno in concentrazioni molto basse. I FANS, se possibile, devono essere evitati durante l’allattamento materno.
Fertilità
L’uso di ibuprofene può compromettere la fertilità femminile e non è raccomandato nelle donne in attesa di concepimento. Nelle donne che hanno difficoltà a concepire o che sono oggetto di indagine sulla fertilità,
si deve considerare l’interruzione del trattamento con ibuprofene.

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